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giovedì 12 aprile 2012

l'Artugna n. 125 - Aprile 2012

E' stato pubblicato il numero 125 del periodico.




in copertina:
Panorama di Dardago da Longiarethe

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  • Vittorio Janna, nell’ editoriale intitolato Vivere l’Artugna, ricorda che il periodico compie con questo numero quarant’anni. In questo periodo molto è cambiato, nell’universale  come nel particolare, nel mondo, nella società italiana, come nelle nostre piccole comunità. Molto è cambiato ed in quasi 4.300 pagine abbiamo cercato di raccontarlo col lento progredire dell’attualità; molti volti non ci sono più a scrivere o a leggere le nostre righe…«Vivere» l’Artugna non significa semplicemente partecipare alla sua costruzione o pensare solo ai suoi contenuti, ad impaginarla, a leggerla o a sostenerla economicamente. Viverla significa soprattutto amarla. Solo così siamo riusciti, tutti insieme, parafrasando massima riferita agli uomini, a rendere questo giornale «bello a vent’anni, forte a trenta e saggio a quaranta».

  • Don Maurizio Busetti intitola la sua Lettera del Plevan di Pasqua Un sepolcro vuoto, un corpo vivo: Gesù è risorto! Gesù risorge con il suo corpo glorificato e ci tiene a dimostrarlo in tutte le apparizioni pasquali che egli fa ai suoi apostoli, ai discepoli, alle pie donne che l’avevano seguito. Fa vedere che mangia del cibo con loro, fa loro vedere i segni della Passione rimasti impressi nel suo corpo. Partendo da questa verità della fede, egli ci ricorda che  la Chiesa rimane ancorata nel difendere la prassi della sepoltura cristiana. Ed anche nel caso che uno, a tutti i costi, scelga la cremazione, richiede che almeno le ceneri vengano deposte nel luogo sacro del cimitero.

  • Dopo una lunga ricerca, Roberto Zambon, nel suo articolo Una calvia di frumento, un congio di buon vino: le antiche misure di Budoia e del pordenonese, spiega come erano le misure nelle nostre zone prima dell’adozione del sistema metrico decimale. Diverse tabelle elencano i vari tipi di misure antiche con il ragguaglio delle stesse al sistema metrico decimale. Oltre alle misure di Budoia, sono illustrate quelle di diversi comuni della Destra Tagliamento, di Udine, Treviso, Venezia e Padova.


  • I pali di Ite, balconata della crosera a Dardago, antica piazzetta del Cristo, sono il posto degli sfaccendati. Il palco di osservazione di tutto ciò che passa per quel crocevia, dhent, ciars, muss, vace, femene col thampedon voit o plen, canais che i duia a scondesse intor la cianisela, cioè gente, carri, asini, mucche, casalinghe con il portasecchi carico o scarico, ragazzi che giocano a nascondino attorno all’isolato. Così inizia il ricordo di Anna Pinal in Su i pai de Ite a fa la varda. Uno spaccato di vita paesana di …ormai tanti anni fà.

  • Nel teatro di Dardago, sabato 25 febbraio, è stata inaugurata la mostra Archeologia del paesaggio. L’insediamento medievale di Longiarezze a Budoia, curata dal docente universitario Moreno Baccichet e commissionata da Amministrazione comunale, Eco museo Lis Aganis e Legambiente. La mostra espone le indagini, iniziate nel 2000, sul ripiano di Longiarezze, per comprendere il valore di un insediamento diffuso, distribuito su di un terrazzo dotato di abbondante suolo coltivabile. Il racconto delle conoscenze e l’idea di ridare spessore temporale ai paesaggi del selvatico sono esposti in ventun tavole. In Archeologia del paesaggio è riportata una sintesi dell’indagine.

  • In Tasselli per un mosaico riportiamo un esempio di micronotizia relativa ad una famiglia di Budoia: un contratto di ratifica di compravendita, trovato tra gli innumerevoli manoscritti dell’Archivio di Stato di Pordenone da Eleonora Zambelli, che, dopo averlo, trascritto, tradotto e fatto revisionare da Carlo Zoldan, ce l’ha gentilmente passato.

  • “Eligio ed io, due nostalgici innamorati di Santa Lucia, abbiamo voluto imprimere in una mappa il fievole ricordo (fievole, perché alcune cose si sono perse) di come ci riconoscevamo. I Fort, i Besa, i Gislon, i Soldà, i Rizzo erano solo delle scritture all’anagrafe, invece ci   conoscevamo con i soprannomi”. Inizia così l’articolo Le nostre origini, il nostro amore in cui Orfeo Gislon Bodaman  e Eligio Soldà Maur ricordano l’importanza dei soprannomi. L’articolo è arrichito da una mappa delle vie di Santa Lucia con i soprannomi delle varie famiglie.

  • Carlo Zoldan in Condanna d’affitto, un tipico contratto di locazione di case e terreni nel XVI secolo ci propone l’analisi di un atto notarile del 1591, un contratto di locazione stipulato tra un proprietario terriero e un contadino di Vigonovo, la cui lettura dà la sensazione di avere a che fare con la sentenza di un processo; mancava solamente l’indicazione del reato commesso: quella sorta di peccato originale con cui nascevano i poveri…

  • In un catastico, del 1781 troviamo rappresentata in modo dettagliato un’abitazione colonica vicino ad un torrente nell’angolo di un fondo agricolo di discrete dimensioni, il cui cortile è circondato da mura con un cancello verso i campi e un portico verso la strada pubblica presente sul retro. Guardando il disegno, eseguito in modo molto dettagliato, possiamo notare che l’edificio ha una sua dignità di palazzotto con archi e portale da villa. Possiamo notare anche una costruzione a destra dell’ingresso che può assomigliare ad un capitello o a una piccola cappella. Claudio Sottile in Il maso di Range poco oltre il confine di Budoia racconta le vicende di questo particolare fabbricato.

  • Come sempre l'ultima parte del periodico è dedicata alle rubriche 'n te la vetrinaLasciano un grande vuotoCronaca, Inno alla vitaI ne à scritBilancio e il Programma religioso.


Inoltre... viene pubblicato l'albero genealogico:

I Del Maschio Danelin Mos’cion, da Giacomo …. Alle nuove generazioni (Luca, Silvia..).




Il periodico si può trovare al termine delle Sante messe festive, fuori della chiesa, nelle edicole di Dardago e di Budoia e nella cartoleria Il Girasole di Budoia.

venerdì 23 dicembre 2011

l'Artugna n. 124 - Dicembre 2011

E' stato pubblicato il numero 124 del periodico


in copertina:
Santa Lucia. In occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia sono stati inaugurati i lavori di riqualificazione dell'area monumentale.

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  • Dio ti sta aspettando per donarti una nuova vita è il titolo della Lettera del Plevan di don Maurizio Busetti. Dopo una analisi, non certo rosea, della situazione attuale, don Maurizio propone una serie di incontri, rivolti a giovani ed adulti, con un gruppo di tre coppie giovani che nella loro vita hanno incontrato Cristo. Gli incontri si terranno presso l’oratorio di Budoia, ogni martedì e venerdì, alle ore 20,30, a partire dal 15 gennaio. 
  • 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Proseguono le celebrazioni per questo anniversario. A Santa Lucia, il Comune ha voluto riqualificare l’area prospiciente il Monumento ai Caduti. In queste pagine sono riportati il discorso del Sindaco Roberto de Marchi, in occasione dell’inaugurazione, i vivi ricordi delle centenaria Mafalda Rizzo inviati in forma epistolare al sindaco, un ricordo di Nadia Maravigna dei Cavalieri di Vittorio Veneto residenti a Santa Lucia e un profilo di Rosa Oliva, a nome del Consiglio Pastorale, sull’artista del monumento, Tita Soldà Maniach. 
  • Lo studioso e ricercatore Franco Dal Cin, analizzando le relazioni redatte in occasione delle con terminazioni dell “Bosco dell’Alpago” (dal 1550 al 1679) ha trovato un toponimo che successivamente non è più stato citato: Campo di Pille o Pian de Campo de Pil. In Campo di Pille: un toponimo scomparso, l’autore descrive i vari passaggi che lo hanno portato a individuare tale località in prossimità del Zuc di Valliselle, non lontano dalla Casera di Valle Friz, sulle montagne del Comune di Budoia. 
  • Il 25 settembre, si è svolta una interessante escursione verso da San Tomè, verso Col Scussat, Chiavalir e Val del Lama organizzata dall’arch. Moreno Baccicchet per Legambiente in collaborazione con il Comune di Budoia e l’Ecomuseo Lis Aganis.
  • Nella pagina intitolata Archeologia del paesaggio riportiamo il testo apparso nella locandina dell’escursione, in attesa della visita alla mostra sui risultati delle varie ricerche condotte sul territorio. 
  • Sono stati inaugurati, lo scorso 22 ottobre, i lavori di recupero della Malga Ciamp.  L’assessore ai Lavori Pubblici Pietro Janna, illustra in Nuova Malga Ciamp, una scommessa sul futuro, i vari interventi effettuati, grazie ad un contributo regionale, per ricostruire la casera e la stalla che, a causa dell’abbandono degli ultimi decenni, erano ridotte a ruderi. 
  • Le nostre montagne sono state per secoli teatro di una intensa attività pastorale. I malgari locali oltre ai propri armenti ospitavano anche animali provenienti da altri paesi della pianura. In Monteà e desmonteà, su e dò pa’ la mont, Vittorina Carlon un certificato sanitario del 1924, appartenente a Pietro Janna, relativo a una piccola mandria di cinque pecore di proprietà di Giacomo Vedovato di Campagnole di Prata di Pordenone. Il certificato era necessario per poter portare le pecore da Prata a Dardago.
  • Massimo Zardo. In La vita ‘nte le mont, una foto e un libro grazie a una vecchia foto e a un nuovo libro ripercorre con la memoria le escursioni che i giovani dei nostri paesi effettuavano, in gruppo, sui luoghi delle vecchie malghe, agli inizi degli anni ’70. Si auspica che la memoria della vita delle malghe non vada persa. E’ importante raccogliere e conservare le testimonianze di quei pochi anziani che trascorsero le estati della loro gioventù lavorando nelle malghe. 
  • Nella parte terminale del rio Fontana alcuni gamberi riescono a sopravvivere nonostante che, qualche chilometro più a monte, nel rio affluiscono le acque reflue di un depuratore. Alberto Carniel nel suo Un gambero non fa primavera, illustra le caratteristiche del Gambero locale, un piccolo crostaceo alquanto esigente riguardo al contenuto di ossigeno delle acque in cui vive. La sua presenza nel rio deve essere di stimolo per rendere l’acqua ancora più pura evitando l’emissione di reflui che, in assenza di adeguate diluzioni, sono causa di degrado e mortificazione.
  • Il Panevin. I fuochi dell’ Epifania nel pordenonese è la tesi di laurea discussa da Emanuela Besa nell’anno accademico 1979-80 all’università di Padova. Analizzando questo lavoro, Fabrizio Fucile ne Il panevin  mette in evidenza le origini e l’evoluzione di questo fenomeno durante i secoli. 
  • Alessandro Fontana in Omaggio in ritardo, consiglia la lettura del libro di Luca Goldoni, Se torno a nascere. Il libro, seppure datato, è, purtroppo, ancora attuale poiché sopravvivono i fatti e misfatti denunciati dallo scrittore più di trent’anni fa. Nulla è cambiato e nulla cambia? 
  • Melita e Vittorio Janna Tavàn ci propongono nell’articolo Le pietre gentili, i sentimenti, le emozioni, la commozione provate nella esperienza del pellegrinaggio a Medjugorie.
  •  Ogni sorriso di un ragazzino era una soddisfazione per Claude Varnier, figlio di emigranti budoiesi e grande figura dell’atletica francese. La redazione lo ricorda per commemorare la sua scomparsa avvenuta nello scorso febbraio.
  • Umberto Coassin in Avventura artistica parigina descrive ai nostri lettori le emozioni vissute all’esposizione delle sue opere al Kiron Espace di Parigi. 
  • Enrico Alciro Roncali, artista e decoratore con Alessandro Puiatti e Giuseppe Ragogna, nel 1943 fu l’autore delle decorazioni dell’interno della chiesa di Budoia. Il nipote Alex Ranghieri ne riporta la biografia per i nostri lettori.
  •  Angela Zambon Pinàl de Fedele, da anni assente dal suo paese, in Piccole storie di grandi persone, riporta anneddoti e ricordi della sua famiglia che, a cavallo tra il 1800 e il1900, popolava la parte alta del Vaticano, storico cortile di Dardago.
  •  Adelaide Bastianello illustra due avvenimento dell’estate Dardaghese: il Dardagosto, la festa dell’Assunta con l’elencazione delle varie manifestazioni perfettamente riuscite grazie ai molti collaboratori, e la sistemazione del sagrato della chiesa parrocchiale, grazie all’ idea e alla generosità di Antonio Zambon Mao e alla collaborazione di alcuni volontari: una lode alla pieve, un regalo per i dardaghesi.
  •  Nella pagina della Associazioni, Roberto Cauz ci ricorda che il 2010 per il Collis Chorus e un altro anno da ricordare. Infatti il coro si è aggiudicato il Diploma d’Oro e di Eccellenza a Riva del Garda e la Targa con Diploma di Eccellenza a Gorizia.
  • Come sempre l'ultima parte del periodico è dedicata alle rubriche 'n te la vetrinaLasciano un grande vuoto, CronacaInno alla vitaI ne à scritBilancio e il Programma religioso.
Inoltre... viene pubblicato l'albero genealogico:


I Del Maschio Danelin Fantin, da Giacomo a ...Pietro. 
Oltre mezzo millennio di storia in terra budoiese



Il periodico si può trovare al termine delle Sante messe festive, fuori della chiesa, nelle edicole di Dardago e di Budoia e nella cartoleria Il Girasole di Budoia.

mercoledì 5 ottobre 2011

Le Pergamene della Pieve (II)

L’opera editoriale “La pieve di Dardago tra XII e XVI secolo

Come illustrato nel post precedentel’archivio della Pieve di Dardago custodisce un importante corpus di antiche pergamene.
Il volume “La pieve di Dardago tra XII e XVI secolo – Le pergamene dell’archivio” del prof. Carlo Zoldan, ci offre l’edizione completa, la traduzione e l’indicizzazione di tutti questi importanti documenti.

Il libro, in quadricromia, è formato da 288 pagine più la copertina cartonata.
Per ogni pergamena è riportata la fedele trascrizione dal manoscritto, la traduzione in lingua italiana ed il regesto, breve riassunto del documento.
Oltre alla riproduzione fotografica di tutte le pergamene e di alcuni particolari, il volume è arricchito da fotografie riguardanti le località e le monete ricordate negli atti notarili, disegni e tratti medievali. Sono, infine, illustrati e descritti i 23 Signa notarili, le firme dei notai che hanno redatto le pergamene nell’arco di cinque secoli.
In chiusura del libro è pubblicato l’indice ragionato dei nomi e dei toponimi rilevati negli antichi documenti. 

La prefazione è curata dal compianto prof. Sante Bortolami, ordinario di Storia Medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova e uno dei massimi esperti del medioevo.

Dopo la premessa dell’ autore  viene pubblicata una tabella riassuntiva del corpus delle pergamene.



Quindi l’autore passa ad analizzare le singole pergamene.

Per ogni documento viene pubblicata la fotografia a colori per poterlo apprezzare in ogni particolare.
















Il regesto riassume brevemente il contenuto della pergamena.
















Infine viene riportata una descrizione "tecnica" del documento.
















Ogni manoscritto è stato completamente trascritto.















                                         La traduzione in italiano permette anche ai "non addetti ai lavori" di entrare nella quotidianità di molti secoli fa.

giovedì 29 settembre 2011

Le Pergamene della Pieve (I)

Le antiche pergamene della Pieve di Dardago.

L’archivio della Pieve di Santa Maria Maggiore di Dardago custodisce un importante corpus di antiche pergamene.
La parrocchia di Dardago e la redazione del periodico l’Artugna cominciarono ad interessarsi delle pergamene già nel 1973 con un’opera di salvaguardia che meritò apprezzamento dell’allora direttore dell’Archivio di Stato di Pordenone, Tullio Perfetti.
“ Le pergamene in questione, dopo lunghi anni di abbandono … sono tolte dal sonno dall’autorità religiosa locale che ne ha compreso l’importanza e che, invece di far loro prendere la via del caminetto o di qualche bottega antiquaria, ha consentito il loro restauro e riordini avvenuti nel 1973-1975 presso la Certosa di Pavia…” (cfr l’Artugna n. 29, Agosto 1979).

Successivamente, alla fine degli anni settanta, l’Artugna pubblicò le regestazioni dei manoscritti curati dai proff. Paolo Goi e Tullio Perfetti, su incarico dell’allora parroco, mons, Giovanni Perin. Le pergamene, però, non furono mai trascritte nella loro interezza.
Nel 2008, grazie al lungo e paziente lavoro del prof. Carlo Zoldan, ha visto la luce “La pieve di Dardago tra XII e XVI secolo – Le pergamene dell’archivioun’opera che colma una lacuna nella conoscenza della storia della pieve dardaghese e della sua struttura spirituale ed economica-amministrativa.


Le pergamene

Il corpus di manoscritti pergamenacei, di cui viene fornita l’edizione completa, la traduzione e l’indicizzazione, abbraccia un periodo che va dal XIII al XVI secolo e si conclude con una bolla di nomina di un curato del 1756.  Il primo manoscritto è datato 16 aprile 1299. Sono tutte scritte in tardo latino.
Le pergamene hanno dimensioni diverse. Sono rettangolari con la base minore dell’altezza. Solo tre sono più larghe che alte. La maggior parte delle pergamene hanno una base che va dai 13 ai 18 centimetri di base e una altezza dai 23 ai 33 centimetri di altezza.
Alcune hanno formati molto diverse: la più antica, quella del 1299, misura cm.14 x 100 ed è composta da due pezzi cuciti da una fettuccia di pergamena mm 320 dalla base. Da segnalare anche la pergamena n. 53 del 1548 che, unica tra tutte, riporta uno stemma alla base (quello riportato nella copertina del libro).

Molto soddisfacente è lo stato di conservazione dello stesso corpus. Secondo il prof. Zoldan, 30 pergamene sono da considerare in buono stato, 21 pergamene sono in ottimo stato e solo per 10 pergamene lo stato di conservazione è considerato discreto. Una pergamena non è stata valutata in quanto è formata solo da un frammento.

Oggetto degli atti

Gli atti contenuti nelle pergamene sono di diversa natura. La maggior parte riguardano compravendite, donazioni, livelli, legati, testamenti, decime in cui uno dei comparenti è la pieve rappresentata dei suoi amministratori.
Dalla descrizione dei beni oggetti degli atti si può avere un quadro abbastanza completo e verosimile del modo di vivere  degli abitanti della pieve nel Tardo Medioevo.
Essi abitavano in case di muratura, spesso con il tetto di paglia; accanto all’abitazione s’addossava una piccola stalla con pochi animali, mucche per il latte ma anche per aiutare contadini nei lavori dei campi dai quali traevano il sostentamento per le loro famiglie, con la coltivazione di frumento, miglio, sorgo, viti, foraggio.  Il cortile, a volte promiscuo, ospitava il pollaio e uno stretto ricovero per il maiale; nei pressi di casa, il brolo racchiudeva l’orto e gli alberi da frutto compreso qualche ulivo. Anche il bosco offriva, con la legna e le castagne, fonte di reddito.
Oltre ai contadini, non mancavano gli artigiani: carpentieri fabbri, calzolai, sarti, tessitori, conciatori di pelle, coltellinai.
Questi documenti testimoniano anche quanto era radicata la fede tra quella gente: numerosissime le testimonianze di lasciti e legati testamentari a favore della pieve per la celebrazione di Sante Messe di suffragio per la propria anima e per quelle dei famigliari defunti.

Dalla lettura delle pergamene emergono interessanti testimonianze sulla circolazione e sull’uso delle monete dell’epoca: ducati, lire venete, grossi, piccoli, frissachesi

I notai

I notai erano uomini con una certa cultura che, investiti dall’autorità civile, stilavano e sottoscrivevano i contratti alla presenza delle parti e dei testimoni.  Il notaio della pergamena più antica (1299) si firmava in questo modo. Ego Zambonus, imperiali autoritate notarius.
Fino al 1400 circa, essi si firmavano con il solo nome e il paese (Antonio da Polcenigo, Francesco da Aviano, Butufredo da Aviano, GiovaniPietro da Polcenigo, Giovanni da Udine, ecc). Più tardi, accanto al nome, appare il cognome (Giovanni Doglioni da Belluno, Francesco Fabris da Polcenigo, Giacomo Zanetti da Pordenone, Andrea Canton da Aviano, Antonio Massari da Porcia, ecc). L’ultima pergamena (1756) è compilata dal segretario del Capitolo Cattedrale di Concordia, Michele Tiera.
Prima della firma, il notaio apponeva il proprio Signum spesso formato da un simbolo grafico ottenuto sovrapponendo o combinando due o più lettere del suo nome (monogramma). Altre volte il signum era composto da figure simboliche non sempre facilmente decifrabili.
Il signum notarii  nel corso del Medioevo ha acquistato una specifica funzione certificante, senza il quale l’atto non avrebbe avuto validità. 

L' opera editoriale “La pieve di Dardago tra XII e XVI secolo – Le pergamene dell’archivioè illustrata nel post successivo.

giovedì 4 agosto 2011

l'Artugna n. 123 - Agosto 2011


E' stato pubblicato il n. 123 del periodico

In copertina:
Budoia, 2 giugno 2011.
Per la Festa della Repubblica, 
il monumento ai Caduti ritorna in piazza.

E' possibile visualizzare le pagine della rivista
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·  La lettera del Plevan di don Maurizio Busetti, porta il titolo Famiglia tra passato e futuro e fa una panoramica sulla famiglia. Un tempo, essa trasmetteva gli insegnamenti fondamentali della vita, riscaldava con la certezza degli affetti,insegnava ad affrontarle prove della vita, Oggi, moltissime famiglie sono in crisi e si sgretolano. Molte famiglie non si fondano sul matrimonio. La consizione sociale della famiglia può mutare ma non cambia il progetto di Dio riguardo ad essa.

·  Per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia, l'Amministrazione comunale ha voluto il ritorno  in piazza del monumento ai Caduti. In questo articolo la Redazione riporta la cronaca della giornata.

·  Riprendiamo l'argomento sui "Figli d'Italia", iniziato lo scorso numero, per ripresentare la figura di Agostino Stefani, morto per Venezia, con l'aggiunta di testimonianze storiche, rinvenute dallo studioso Alessandro Fadelli. 

·   Lucelle Moschner è una discendente di Costante Ianna partito nel 1895 per l'Australia. Il suo breve soggiorno a Budoia e a Dardago per trovare notizie sulla famiglia di origine  ha permesso uno scambio di informazioni, che integrate con le  ricerche negli archivi storici della Pieve, ci ha dato la possibilità di conoscere un nuovo capitolo della storia della nostra emigrazione. Roberto Zambon lo illustra in Pionieri Budoiesi nel Nuovo Mondo.

· Esattamente 10 anni fa, il nostro periodico dedicava ampio spazio, compresa la copertina, per ringraziarsuor Natalina, suor Felice e suor Annalia che lasciavano la nostra comunità. Il ringraziamento era rivolto anche a tutte le Suore Francescane Elisabettine che per lunghi anni avevano svolto, con rara bravura e dedizione, la lormissione a servizio della Scuola materna e della comunità tutta. In Memoria e gratitudine, Roberto Zambon traccia la storia delle Suore Elisabettine nei paesi della nostra pedemontana, cominciata nel lontano 1929 a Caneva.

· Il pellegrinare, cammino di meditazione è il titolo con cui la Redazione ricorda l'attività pastorale di don Maurizio nel periodo primaverile e di inizio estate. Attività imperniata sul pellegrinare, azione di meditazione spirituale e di preghiera, metafora di speranza in una società sempre più frenetica e superficiale.


· Il 20 maggio è stato inaugurato il capitello di via Rui de Col a Dardago. 'n Ave Maria 'n tel rui è l'intenso e personale ricordo di Vittorio Janna Tavàn del Rosario recitato, per l'occasione, immersi nella natura. "Neanche nella Basilica di San Pietro un Rosario così..."

· Umberto Coassin ha lavorato per molti mesi come osservatore geofisico in Libia. Ora è un Paese ricchissimo con un popolo che vive in miseria. Tribù contro tribù, fratelli contro fratelli. L'autore priova una profonda tristezza e .. ricorda. La mia Libia, un ricordo quanto mai significativo oggi.


· Pubblichiamo la seconda ed ultima parte di 4 by-pass e 4 ospedali. il racconto di Alessandro Fontana sulle vicissitudini legate ad un importante intervento chirurgico. Un racconto che si chiude con una preghiera: 
"... Ero forte, mi sentivo sicuro, a tratti perfino privilegiato e ti avrei chiesto di aumentare la mia forza e la mia sicurezza.....
 ... Invece ora sono ancora qui tra i miei fratelli a pregarti di aiutarmi, di ispirarmi a fare appieno la Tua volontà, o Signore, quando e come vorrai"


· Per la pagina delle Associazioni, Pietro Zambon, con A.F.D.S.- Budoia Santa Lucia in festa ricorda che la sezione ha festeggiato i 42 anni di attività e che, per l'occasione, è stato benedetto il nuovo labaro della sezione. Durante la cerimonia sono stati premiati i donatori del Comune che si sono distinti per numero di donazioni.


· Fulvia Mellina, con i ragazzi e le ragazze dell'oratorio ci illustra Il carro di Peter Pan, il carro mascherato che quest'anno è stato benedetto ed inaugurato a Dardago. Un plauso vada ai  volenterosi che hanno dedicato con passione tempo e lavoro a questo progetto.


· Sergio Carlon hanno portato avanti un lungo lavoro di restauro della canaletta che porta l'acqua da Val de Croda fino al Molin de Bronte. Questa opera è ricordata da Roberto Zambon  In Aga 'n tel Rujal. 



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domenica 24 aprile 2011

l’ Artugna n. 122 – Aprile 2011


E' stato pubblicato il n. 122 del periodico


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In copertina:
17 marzo 1861-2011.
Per la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, sventola il tricolore nei nostri paesi.



·  Ne La lettera del Plevan il parroco, don Maurizio Busetti, annuncia l’arrivo in diocesi del nuovo vescovo Mons. Giuseppe Pellegrini e spiega il compito e il mandato dei vescovi nell’ambito della Chiesa.  La lettera si chiude con il ringraziamento e il saluto al vescovo uscente, Mons. Ovidio Poletto.
·  Quando i pensieri si ingarbugliano per stanchezza, per ripetività, e girano a vuoto, è ora di fare una passeggiata in luoghi come questi. Anna Pinàl,  in Viole sul rivàl, “dipinge” i semplici paesaggi della nostra pedemontana che “ti rallegrano e ti liberano dalle ossessioni che ti comprimono”.
·  Vittorio Janna Tavàn in Due volte vent’anni - affresco semiserio delle mutazioni sociali negli ultimi quarant’anni di storia - vuole accogliere piccoli àmbiti quotidiani ed ispezionarli con la leggerezza della satira unendo e comparando l’anno della fondazione del nostro periodico, il 1972, e quello della nostra attualità, il 2011.
·  Per il 150° compleanno d’Italia, la Redazione propone la cronaca delle manifestazioni organizzate dal Comune, a cura di Marta Zambon, il testo del discorso tenuto dal Sindaco, arch. Roberto De Marchi, e, sotto il titolo Italiani per sempre, un’ approfondita ricerca di Vittorina Carlon sulle vicende della valorosa vivandiera Teresa Antonelli e del figlio Ferdinando Brussato, tamburino al seguito di Garibaldi.
·   Roberto Zambon, in 90 anni fa… Dardago ha le nuove campane, basandosi sui manoscritti del pievano Don Romano Zambon e su testimonianze orali, ha avuto la possibilità di stabilire che esattamente 90 anni fa (marzo 1921) Dardago faceva un passo significativo verso la normalità dopo l’uscita dalla guerra, con l’inaugurazione delle nuove campane in sostituzione di quelle requisite dagli Austriaci nel 1918.
·   Quando la salute fa le bizze, fisico e psiche vengono segnati profondamente. C'è chi vive e supera queste situazioni difficili nel silenzio del proprio io e dei propri affetti e chi preferisce esternarle per liberarsi dagli incubi che ancora l'attanagliano, per riprendere ad essere «il leone [che] ruggirà di nuovo», e per far sì che «non se ne parli più», dopo aver scritto tutto quello che è accaduto. È letto come un atto liberatorio l'articolo 4 by-pass e 4 ospedali che ci propone Alessandro Fontana. Ci auguriamo che serva a far ritornare alla normalità la sua vita e quella di coloro che sono stati colpiti, in questo ultimo periodo, da simili problematiche esperienze.
·  Gracias per tutto il bene... Anche quest'anno, in occasione del Santo Natale, suor Sara e la Comunità di Cochabamba hanno inviato un ringraziamento al «Gruppo Adozioni a distanza» della Parrocchia di Budoia,che da alcuni decenni collabora con il Gruppo Missionario della Parrocchia del Sacro Cuore di Pordenone per un aiuto alla popolazione giovanile della Bolivia.
·  L'angolo della Poesia è dedicata a Laura Moro (Il posto dell’ Anima, in ricordo di Paolo) e a Angelo Janna Tavan(Il mendicante)
·  El pì bel pan e vin, secondo Massimo Zardo è quello che nel 1971 vinse il concorso organizzato dal Comune. Un pan e vin  molto strano del quale, a distanza di quarant’anni ancora se ne parla.
·  Come sempre l'ultima parte del periodico è dedicata alle rubriche 'n te la vetrinaLasciano un grande vuoto, CronacaInno alla vitaI ne à scritBilancio e il Programma religioso.

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          e inoltre... 
          Albero genealogico   "I Rosìt"
          "150 anni di storia” 
           a cura di Roberto Zambon 

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Il periodico si può trovare al termine delle Sante messe festive, fuori della chiesa, e nelle edicole di Dardago, di Budoia e nella cartoleria Il Girasole di Budoia.

lunedì 28 febbraio 2011

l’Artugna dei giovani: ‘l Cunath

Nel mese di aprile del 1994, una bella novità affianca la ormai “storica” testata del l’Artugna.
Un gruppo giovanile, desideroso di sentirsi vivo, coordinato da Marta Zambon, dà vita a ‘l Cunath, un inserto autonomo creato dai giovani. Cunath è il nome del primo tratto del torrente Artugna, quello che parte dalle sorgenti. “Qualsiasi realtà non può sopravvivere se non viene continuamente arricchita da nuove esperienze: il primo tratto del torrente è appunto il Cunath, e la sua acqua – nel suo ciclo perenne e sempre nuovo - scende ad alimentare l’Artugna, percorrendo lo stesso letto per raggiungere, dopo aver attraversato diversi paesaggi, un’unica meta. Così accade per l’Artugna e ‘l Cunath”. Così veniva scritto nel primo numero dell’inserto e così è stato per qualche anno.
La redazione giovanile era una bella e stimolante realtà, poi l’entusiasmo è calato e ‘l Cunath è rimasto in secca. Ogni tanto si riparla con nostalgia di quella esperienza. Ci auguriamo di vederla rinascere, un giorno, e di poterci dissetare alla fresca sorgente de ‘l Cunath. Chissà….
Ecco alcuni degli inserti pubblicati in quegli anni.

Cliccare sul volume per sfogliarne le pagine. Per connessioni lente, ci vuole un po' di pazienza..

lunedì 31 gennaio 2011

Foglio di collegamento parrocchiale

Dallo scorso Natale, il nostro sito ospita anche uno spazio dedicato alle Parrocchie di Dardago, Budoia e Santa Lucia.
testata
Il Parroco, Don Maurizio Busetti, ogni settimana pubblica un Foglio di collegamento che contiene una riflessione sulla liturgia domenicale, l'elenco delle S. Messe celebrate nelle tre parrocchie e gli avvisi utili per la vita della comunità parrocchiale.
Il foglio viene inserito sul sito ogni sabato pomeriggio.
Si può accedere direttamente da queste pagine cliccando su sito
oppure richiamando il sito www.parrocchie-artugna.blogspot.com

giovedì 23 dicembre 2010

l’ARTUGNA n. 121 – Dicembre 2010

E' stato pubblicato il n. 121 del periodico




E' possibile visualizzare le pagine della rivista
 (Cliccare qui)


In copertina:
Natività di Umberto Coassin


  • Ne La lettera del Plevan il nuovo parroco, don Maurizio Busetti, rivolge il suo primo saluto ai lettori de l'Artugna. Egli non nasconde la sua gioia per quello che chiama il  "rientro a casa, in mezzo alla sua gente" e elenca i suoi molti ricordi dalla sua infanzia fino alla sua ordinazione sacerdotale, nella pieve di Dardago, il 30 Luglio 1978. Egli è parroco di tre parrocchie. In questo periodo particolare, con una forte flessione di vocazioni sacerdotali, si rende necessario lavorare insieme non con una mentalità di predominio ma di collaborazione per portare avanti  insieme l’opera di evangelizzazione di questo nostro difficile tempo.
  • Momenti intensi per la comunità sono quelli vissuti dalle tre comunità in occasione del commiato da don Adel e dell'ingresso di don Maurizio. Il nostro periodico li ricorda con un servizio di Roberto Zambon. Nel pomeriggio di sabato 9 ottobre le nostre comunità hanno accolto il nuovo parroco presentato dal Vicario Generale della Diocesi, mons. Basilio Danelon, nella chiesa di Budoia. Dopo la Santa Messa concelebrata da vari sacerdoti, si sono succeduti i discorsi di rito. Come sintesi, viene riportato il messaggio inviato da P. Luigino Da Ros e letto all’assemblea, e il saluto del Sindaco, Roberto De Marchi. Qualche giorno prima, la comunità aveva voluto congedarsi da don Adel con un prestigioso concerto.
  • Vittorina Carlon ci ricorda che Compie cent'anni il capitello di Sant'Antonio. L'altarol de sant’Antone venne eretto nel 1910, come documentato nella chiave di volta, all’incrocio di via Anzolet con via Dei Mas’ci, nel luogo dove secoli prima sorgeva un'altra edicola. La sua costruzione fu preceduta da contrasti raccontati anche in un articolo de «La Concordia», settimanale della Diocesi di Concordia, il 26 settembre1909.
  • Budoia nel 1850, un’economia agricola: così si intitola una interessante analisi sull'economia del comune di Budoia a metà del secolo XIX, realizzata da Aldo Bosari basandosi sul Catasto Austriaco del 1850.
  • Massimo Zardo, in  Aghe de mont, parla di una delle caratteristiche delle nostre montagne: la penuria di sorgenti d'acqua. Esiste una sola sorgente, la fontana Tarabin  e qualche abbeveratoio. Ciò rendeva la vita in montagna ancora più dura. Nonostante ciò, fino agli anni '50, nel territorio budoiese, erano attive ben 10 malghe.
  • Alessandro Fontana, in Comunità in festa, ricorda  i tanti avvenimenti di tipologie diverse che si sono succeduti  da fine estate ad inizio autunno, nel capoluogo comunale. Eventi straordinari come l’avvicendamento dei parroci; come la presentazione di un libro divulgativo di storia locale, e la mostra personale ridi pittura (a Dardago).  Poi i tradizionali appuntamenti con la festa dei funghi, la mostra fotografica ed altro ancora. Per concludere, riflessioni sulla vita delle comunità.
  • Lo scorso mese di settembre ha preso il via un’iniziativa che costituisce una novità assoluta per il nostro Comune: il Laboratorio Urbano Budoia 2020. Le idee di tutti per un unico domaniL’Amministrazione Comunale ha attivato questo progetto per preparare la futura redazione del nuovo Piano Regolatore Generale Comunale attraverso incontri pubblici di informazione e di consultazione. Ad organizzare e condurre gli incontri è stata incaricata l’arch. Monia Guarino che può contare già diverse analoghe esperienze in varie parti d’Italia (anche a Pordenone). Per saperne di più, Roberto Zambon, ha  rivolto all’arch. Monia Guarino alcune domande.
  • L'angolo della Poesia è dedicata a Laura Moro (La rosa) e a Angelo Janna Tavan (Il capriolo)
  • Finalmentestate è l'inserto a colori, ricco di fotografie, sulle attività estive dell'oratorio che hanno registrato quest’anno oltre 80 presenze (50 nel 2009) incontrando l’entusiasmo dei ragazzi e l’apprezzamento dei genitori.
  • Il Consiglio pastorale, in Sagra de Santa Luthia, ricorda che, come da antica consuetudine anche quest’anno la sagra di Santa Lucia è stata festeggiata la seconda domenica di dicembre e il giorno 13, da sempre intitolato alla martire siracusana. La chiesa al colle per la lode a Dio e la piazza per il ritrovo in allegria sono state protagoniste delle celebrazioni.
  • Come sempre l'ultima parte del periodico è dedicata alle rubriche 'n te la vetrinaLasciano un grande vuoto, Cronaca, Inno alla vitaI ne à scritBilancio e il Programma religioso.
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          e inoltre... 
          Albero genealogico   "I Rizzo di Santa Lucia"
          "Da Pol de Riz, d'anima figlio eletto,

           ai primi del Novecento" 
           a cura di Fabrizio Fucile 

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Il periodico si può trovare al termine delle Sante messe festive, fuori della chiesa.
E' disponibile anche nelle edicole di Dardago, di Budoia e nella cartoleria Il Girasole di Budoia.